Un barlume di speranza, di vita tra le macerie della tragedia…

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Terremoto: Eleonora, salvata dopo 42 ore

08 aprile 2009

Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.

«Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis», dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.

Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.

Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di oggi, in una nicchia tra il cemento. «Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie – racconta Claudio, il vigile del fuoco – poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato “silenzio”». «Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie – aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio – Eleonora ci parlava ed era cosciente».

Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.

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Devono aver diviso in due il mondo, e penso di essere dalla parte sbagliata...
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2 risposte a Un barlume di speranza, di vita tra le macerie della tragedia…

  1. Bellissimagin ha detto:

    E’ terribile sai?
    Ricordo che a Majano, in Friuli, la madre di un mio compagno di scuola durante il terremoto del 6 maggio stava cenando in un ristorante. Sono rimasti tutti sotto, nessuno si è salvato… Ho ancora davanti le immagini di una mano tesa che sbuca dalle macerie.

    Poco più in là, sotto due condomini di 8 piani – crollati come budini – un uomo è stato estratto dopo 5 giorni. I suoi capelli sono incanutiti dalla paura: aveva 36 anni e perdeva lì sotto la sua famiglia.

  2. thegolddrop ha detto:

    Terribile davvero…. Quando guardo le immagini alla televisione ogni parola si blocca ogni suono diventa completamente inutile…. Solo una grndissima tristezza e sensazione di impotenza… E io le vedo in TV a kilometri di distanza… chi le sta vivendo in prima persona resterà segnato per sempre da questa tragedia immensa… un abbraccio a tutto l’Abruzzo e a tutti quelli che sfortunatamente hanno vissuto l’esperienza del terremoto

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